sabato 7 novembre 2009

Teatro del Krak / Laboratorio


Scrivere per la Scena

Laboratorio di Scrittura Teatrale

destinato ad insegnanti, educatori ed operatori teatrali nella scuola

condotto da Antonio Tucci / Teatro del Krak


Fiumicello (Udine)

dal 12 al 14 novembre



Nel narratore anche ciò che ha appreso

per sentito dire si assimila a ciò che è più suo.

Il suo talento è la sua vita;

la sua dignità quella di saperla narrare fino in fondo.

(W. Benjamin)


Contenuti del Laboratorio


Esiste una differenza metodologica tra lo scrivere letterario e lo scrivere per il teatro. Mentre la scrittura letteraria lavora in gran parte "in solitudine", la scrittura per la scena opera “sulla pelle nuda degli attori”. Ci troviamo davanti ad un’operazione intellettuale e creativa che struttura la scrittura a partire dagli attori che devono incarnarla, dalle ambientazioni e dallo scenario del testo. La scrittura scenica, pertanto, non può essere concepito in una dimensione rigorosamente letteraria ma si tratta di una scrittura elaborata per una rappresentazione specifica e si modella su persone e ambientazioni definite. Ciò avviene anche nel campo del teatro in educazione, dove esiste un rapporto diretto tra l’insegnante e l’alunno. Si è rilevato che il teatro racchiude in sè una grande ricchezza formativa, tanto che il suo modello interessa in maniera sempre più marcata l'istituzione scolastica. Per capire il valore dello strumento scenico in ambito educativo, occorre mettere in rilievo che il teatro nelle scuole non è un “veder fare”, ma è un agire in prima persona. Il teatro, nelle sue componenti creative come la creazione drammaturgica, può fornire alla scuola e agli insegnanti un prezioso strumento per rinnovarsi. Può far presa sui giovani con un coinvolgimento culturale che è anche fisico e perciò mai passivo, in un rapporto sempre nuovo perchè mai ripetibile, sia quando è fruizione di uno spettacolo, sia quando è partecipazione attiva alla realizzazione di esso. Il teatro, che per sua natura utilizza tutti i linguaggi, è un’esperienza comunicativa totalizzante che, proposta ai ragazzi, proprio per le sue capacità contribuisce allo sviluppo della creatività, ma anche quello cognitivo. L’invenzione drammaturgica, nel teatro della scuola, si basa su un iter preciso attraverso cui l’opera testuale prende vita: il lavoro di ricerca conoscitiva e di studio delle situazioni, l’ispirazione, la stesura del testo, gli adeguamenti del testo durante la sua messa in scena.



Obiettivi del Laboratorio


Il Laboratorio si propone di fornire agli insegnanti strumenti di competenza professionale, capaci di facilitare il rapporto con le diverse componenti della scena e favorire l’inserimento dei saperi e delle pratiche nell’universo del lavoro creativo. Inoltre l’uso delle tecniche di racconto orale e di narrazione scenica consentiranno di approfondire i diversi aspetti della drammaturgia.



Il Laboratorio si articola in tre sezioni:


- un breve percorso sulla scrittura, quale indispensabile premessa per comprendere le prerogative della parola teatrale;

- l’adattamento per il palcoscenico di fiabe e piccole storie e le tecniche della messa in scena di un testo;

- le narrazioni personali e narrazioni collettive: raccontare sulla scena



Argomenti e pratiche:


- gli attrezzi del narratore – modi, esercizi e tecniche per inventare storie per la scena:

come sono fatte le storie, smontare e rimontare una storia, inventare una storia.

Esercitazioni pratiche.


- la grammatica drammaturgica:

il monologo, l' arte del dialogo, il punto di vista dei personaggi, il nucleo drammatico,

i fondamenti del racconto e dello stile, le modalità organizzative di un copione.

Esercitazioni pratiche.


l’esperienza del raccontare in scena:

personaggi, ambienti, azioni; il patto comunicativo; tempo e spazio; la “voce”; stile e linguaggio;

il punto di vista, distanza ed immedesimazione.

Esercitazioni pratiche.



Tempi


Quattro incontri della durata di 4 ore ciascuno per complessive sedici ore.



Numero dei partecipanti al Laboratorio


Potranno partecipare al Laboratorio non più di venti insegnanti.

E’ prevista la possibilità di assistere al laboratorio come uditori.



Conduzione del Laboratorio


Il corso sarà condotto da Antonio Tucci, regista e autore teatrale.



info: 338/3359096

www.teatrodelkrak.it

giovedì 29 ottobre 2009

Giornate sul Teatro della Scuola organizzate da Agita


Manifestazione nazionale, promossa dal Ministero della Pubblica Istruzione, dal Ministero dei Beni Culturali, dal Centro Teatro Educazione dell’Ente Teatrale Italiano e da Agita, associazione per la promozione del teatro nella scuola e nel sociale, “Palcoscenico del Teatro della Scuola” vuole mettere in risalto la peculiarità dei linguaggi teatrali ed espressivi in ambito educativo.


Non una rassegna di spettacoli quanto un progetto culturale ed artistico, oltre che formativo, attento alle linee di tendenza del teatro della scuola oggi e alle visioni dei giovani protagonisti rispetto a temi, problemi, conoscenze. Gli spettacoli offriranno esempi di percorsi, realizzati nel corso del passato anno scolastico, quali: teatro e scienza, teatro e musica, teatro e danza, teatro e lingua straniera, teatro-scuola e territorio. Tra le tematiche di maggior rilievo, l’intercultura, il bullismo, l’ambiente. Accanto agli spettacoli, altri eventi, incontri, momenti di studio, doni e sorprese teatrali… caratterizzeranno la settimana.


“Palcoscenico” è una grande opportunità d’incontro intergenerazionale, di formazione per gli studenti ospiti – dalla scuola dell’infanzia alle superiori - , di confronto su pratiche e metodologie, di aggiornamento per docenti, operatori teatrali, studiosi nazionali ed internazionali e quanti interessati. Nel nostro paese, l’impostazione pedagogica alla base del teatro della scuola intreccia il fare teatro col vederlo, tanto che le pratiche e le esperienze hanno imboccato da tempo una strada ben diversa, e ben lontana, dalla tradizionale recita d’occasione o del saggio di fine anno, sviluppando forme espressive proprie e affrontando tematiche originali.


info: www.agitateatro.it

giovedì 15 ottobre 2009

Articolo su "Il lavoro che resta" pubblicato da Abruzzo e Sabina - Agosto 2009


Il lavoro di ieri, il lavoro di oggi

nell’ultimo spettacolo teatrale di Antonio G.Tucci


Va in scena lunedì 6 luglio alle ore 21, presso il Teatro Supercinema di Chieti con ingresso gratuito, lo spettacolo teatrale “Il lavoro che resta”, scritto e diretto da Antonio G. Tucci, in occasione dei 90 anni della Camera del Lavoro. Trattasi di una coproduzione tra Assessorato alla Cultura della Provincia di Chieti e i comuni di Lentella, Cupello e San Salvo, frutto di un incontro tra un gruppo di attori con gli anziani, gli operai, i precari del basso vastese. L'obiettivo è quello di mostrare come il lavoro, sia nelle modalità che nelle condizioni operative sia cambiato nel corso di mezzo secolo : da bracciantile ad operaio e adesso ad interinale.

Il basso vastese più di ogni altro, nella nostra regione, è stato protagonista dei mutamenti delle condizioni di lavoro e di conseguenza della società in Italia, non solo perché prescelto dalla nota casa automobilistica torinese come sede di uno dei più grandi stabilimenti del centro-sud, ma anche perché ricco di metano, materia prima che ha rivoluzionato il nostro fabbisogno energetico degli ultimi anni. Questi fattori di sviluppo hanno contribuito a far uscire la popolazione da uno stato di miseria e di diritti negati, emancipandola e rendendola consapevole della propria dignità. Il miracolo degli anni '60 ha l'aspetto di un angelo per i contadini di Lentella. Prima si erano susseguite emigrazioni, lotte, persino sfociate nel sangue, perché i braccianti del dopoguerra non avevano più la forza di sottomettersi.

Le loro storie raccontate da questo spettacolo, ci testimoniano un passato non tanto lontano da noi, ma tale da risultarci assurdo per le ingiuste e disumane condizioni in cui versava la maggior parte della popolazione, alla mercé di pochi padroni. Oggi, ci sembra impossibile che si “faticasse” dall'alba al tramonto senza la minima tutela sociale.

Colpevole della nostra ignoranza sui fatti recenti è senza dubbio la programmazione scolastica che, sebbene una recente revisione l'abbia estesa fino alla II guerra mondiale, traguardo peraltro ambizioso, tace completamente il periodo delle lotte civili degli anni '50 e '60, ingenerando, soprattutto nei giovani, l'idea che l'orario di lavoro di otto ore o il diritto di sciopero, siano ascritti tra i diritti inalienabili dell'uomo e non frutto di una conquista costata cara.

Da ciò deriva la gran confusione che regna al giorno d'oggi nel mondo del lavoro e che “Il lavoro che resta” ne offre un assaggio alla fine, quando il racconto viene affidato ai giovani precari, immersi in un'attualità incerta, che non li porta ad identificarsi in nessun ruolo particolare.

Nel complesso, però, l'opera non è pervasa da pessimismo e disperazione, anzi, l'autore cerca comunque di tracciare un percorso di fiducia nel futuro, attraverso una poetica della leggerezza tale da offrire allo spettatore “un'operetta magica e popolare”, accompagnata dai canti della più genuina tradizione popolare abruzzese.

Uno spettacolo corale e intimo nello stesso tempo, dunque, che soddisferà dallo spettatore più esigente, per la resa simbolica di alcune immagini, a quello più spensierato, per una serie di trovate fantastiche e ironiche, sempre sapientemente ritmate, di cui è costellato.

Uno spettacolo “impegnato” che invita tutti a riflettere sul presente del nostro Paese.

Paola Paolucci

sabato 19 settembre 2009

La XIV Edizione di Marinando

Marinando

il teatro degli adolescenti fatto di mare

Dal 6 al 12 settembre, oltre 500 studenti delle scuole medie d’Italia, insieme agli studenti di Libia, Tunisia e Portogallo, sono stati ospiti della “città bianca” di Ostuni dove hanno vissuto una settimana di confronti, incontri, escursioni e spettacoli intorno al tema mare. Un reale esempio di confronto e integrazione tra le culture che convivono sulle coste sul Mediterraneo.

Il Festival di Marinando non è solo una vetrina di spettacoli ma propone un programma fitto e intenso di incontri, laboratori e spettacoli che affrontano i temi legati alla cultura e le tradizioni del mare e della pesca. Fin dall’inizio, recependo le richieste e i suggerimenti delle scuole, si è sentita l’esigenza di offrire uno spazio di riflessione nel quale studenti, insegnanti ed operatori potessero discutere con esperti del teatro lo spettacolo rappresentato durante il Festival. Un’occasione di crescita chiamato “Chiacchiere e caffè” che costituisce, ormai, un momento prezioso di educazione alla teatralità all’interno di Marinando. Approfittando poi della presenza contemporanea di dieci scuole provenienti da diverse regioni italiane si è pensato di affiancare, alle iniziative legate alla campagna di sensibilizzazione alla pesca e ai suoi prodotti, un laboratorio teatrale che coinvolgesse gli studenti di Marinando. Ecco, quindi, “Cantieri di mare”, laboratori condotti da operatori teatrali finalizzati alla messa in scena di uno spettacolo corale rappresentato durante la serata finale del Festival nel quale i ragazzi hanno avuto l’opportunità di lavorare insieme condividendo i diversi percorsi teatrali. Anche gli insegnanti, con il “laboratorio di pedagogia teatrale”, hanno avuto la possibilità di sperimentare il fare teatro in termini di formazione ai linguaggi espressivi. Altra tappa importante per la crescita di Marinando è stata, senza dubbio, la partecipazione delle scuole dei paesi del Mediterraneo al Festival, che ha risposto così all’esigenza di generare ancora di più occasioni scambio, di arricchimento e di conoscenza fra culture di paesi diversi ma uniti dallo stesso mare. Infine l’ultima innovazione che ha avuto battesimo in questa edizione Festival: l’”Osservatorio Critico” con una pagina web che ha seguito, giorno per giorno, gli spettacoli e le attività in corso. Marinando è diventato, dunque, qualcosa di più di un Festival, presentandosi come luogo di eccellenza di socialità e cultura tra le giovani generazioni del Mediterraneo e gran parte del merito va attribuito all’Agita, l’associazione nazionale di promozione del teatro nella scuola che sostiene Marinando con la sua capacità progettuale ed organizzativa e con l’opera dei suoi esperti ed operatori teatrali.

Lo spettacolo vincitore del Festival, messo in scena dagli studenti dell’Istituto Comprensivo Statale “G. Padalino” di Fano (PU), con “Caro ... Mare” ha sottolineato la necessità di una maggiore conoscenza delle leggi e della tutela di un patrimonio comune come le risorse marine ed esprime la consapevolezza che solo il rispetto delle regole e dei diritti di tutti garantiranno un futuro migliore al nostro mare.

A Marinando ragazzi ed insegnanti provenienti da dieci scuole di tutte le regioni italiane e da scuole dei paesi del Mediterraneo hanno avuto la straordinaria possibilità di trascorrere insieme una settimana ad Ostuni per conoscersi, scambiare idee, stringere rapporti, iniziare collaborazioni. Ma è anche la sua natura internazionale che fa di Marinando l’occasione per aprire nuovi momenti di confronto e di dialogo tra storie e culture differenti consentendo a ragazzi di lingue e tradizioni diverse di fruire della naturale opportunità di espandere i propri confini di conoscenza, arricchendosi di originali e profonde esperienze. Una settimana intensa fatta di numerose attività: da quelle legate alla conoscenza del mare e delle sue risorse come, per esempio, l’incontro con i pescatori o la visita alla riserva marina di Torre Guaceto a quelle più propriamente espressive come i laboratori teatrali. Infine, ogni sera, ci si ritrova tutti a teatro per rappresentare il proprio spettacolo oppure assistere a quello degli altri, essendo di volta in volta attori e spettatori, consapevoli che la nostra vera identità è anche quella collettiva. La peculiarità di Marinando è quella di essere un moltiplicatore di esperienze e opportunità, una sorta di cantiere nel quale studenti di differenti provenienze hanno la possibilità di mescolare, stimolare e sfidare le diverse storie e culture. Un laboratorio, un luogo nello stesso tempo “protetto” e “aperto” per sperimentare linguaggi, condividere esperienze e giungere alla sintesi espressiva di un comune patrimonio.

Marinando è una campagna rivolta agli alunni ed insegnanti delle Scuole Secondarie di Primo Grado italiane per far conoscere l’importanza dell’ambiente marino, della pesca e dei suoi prodotti svolta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del Ministero della Pubblica Istruzione e promossa dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Info: www.marinando.info

mercoledì 19 agosto 2009

Un contributo sullo spettacolo: "Vita di quartiere", realizzato con gli utenti del Centro Diurno Psichiatrico della Asl di Lanciano


Il distillatore teatrale


Tra le rappresentazioni di grande professionalità e bravura ospitate dal Teatro Marrucino e i bagliori di estro e improvvisazione del Teatro di Strada (che speriamo di vedere anche quest'anno in una nuova edizione del Busker Festival) ci sono spazi intermedi per forme artistiche nuove ed interessanti.

La vita di quartiere rappresentata nello spettacolo di lunedì in piazzetta Vico di Chieti non era un dramma o una commedia. Era molto di meno e molto di più. Non c'erano gli attori professionisti capaci di annullarsi nel personaggio. C'erano persone vere che proponevano storie vere. Persone con tratti particolari e segni di storie difficili. La fatica della loro recitazione mostrava slanci e disagi autentici che le relazioni quotidiane obbligano normalmente a celare. Se nel teatro tradizionale è l'attore che dà vita al personaggio, qui c'erano personaggi che offrivano un affaccio alla personalità degli attori.

Il teatro di Antonio Tucci non nasce dalla fantasia di un autore, ma prende spunto dalle vicende vissute di persone comuni. Fatti normali rimasti nella memoria di qualcuno per qualche insondabile ragione. Però i racconti non sono portati sulla scena come interviste, non c'è una ricostruzione storica o giornalistica dei fatti. C'è solo il teatro che agisce, nella sua essenzialità, come un distillatore: i fatti già stagionati nella memoria e semplificati dal racconto vengono ulteriormente ridotti e stilizzati nella rappresentazione che travisa le vicende reali e nello stesso tempo le esalta. I frammenti di memoria escono così dall'intimità personale e diventano vissuto comune guadagnandosi anche la dignità del palcoscenico. La vicenda privata si pone al centro della pubblica piazza. Si fa storia e identità collettiva.

Il teatro, per chi lo ama, è sempre uno specchio magico interposto tra attori e spettatori. Da una parte ci sono gli spettatori che si specchiano in pezzi di vita altrui variamente deformati sulla scena, dall'altra l'attore contempla nella propria recitazione pezzi deformati di se stesso come in uno specchio dell'anima. Il teatro di Antonio Tucci è questo, ma è anche uno specchio che crea uno scambio tra pubblico e privato. Mostra la valenza collettiva delle vicende individuali e la valenza pubblica ed identitaria delle relazioni che si instaurano nella vita di quartiere.

pubblicato da http://chieti.blogspot.com il 1 luglio 2009

Hanno scritto su "inQuiete, le parole"


Terre di Teatri 2008:
Teatro del Krak - "inQuiete, le parole"

Terre di Teatri è un festival teatrale e musicale organizzato dal collettivo terrateatro della provincia di Teramo. Gli spettacoli si sono svolti a Giulianova, ne ho visti un paio e sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla rappresentazione "inQuiete le parole" del Teatro del Krak basato sugli scritti di Annemarie Schwarzenbach. Non conoscevo questa scrittrice svizzera che nei suoi diari riportava il suo disagio interiore e il male di un mondo che era prossimo alla rovina, con i nazisti che bruciavano i libri e la Seconda Guerra Mondiale che incombeva minacciosa sull'Europa.

Viaggiava Annemarie: Russia, America, Estremo Oriente...un po' per fuggire dai nazisti che erano ascesi al potere, un po' per trovare un luogo ideale in cui fossero stati sanati i conflitti tra le persone: non era la Russia comunista né in America ella riusci a trovare ciò che cercava.

Lei ci credeva, noi oggi sappiamo che le persone smettono di odiarsi solo dopo morte.

Allo spettacolo, in una sceneggiatura minimale, vi erano tre donne a rappresentare tre diversi aspetti di Annemarie: la bambina, il fanciullo che dentro ognuno di noi guarda a quello che ci succede sempre con gli stessi occhi ingenui e più di mille parole valgano questi versi di Patrizia Valduga:

Lo vedi bene cosa mi fa il tempo:

mi manda alla rovina, mi assassina...

però in me sento sempre, nottetempo,

un'anima bambina, adamantina;

Poi c'era Annemarie adulta che viveva, sperava e si disperava, si lanciava sulla bici, con le braccia a croce, nella vita futura. Infine l'ultimo personaggio era Annemarie adulta che tentava di razionalizzare tutti gli avvenimenti della sua vita scrivendo i suoi diari. Uno spettacolo meraviglioso.

Nel finale Annemarie bambina prende i diari e li legge per la prima volta, come se non li avesse scritti lei; ed è così: nella poesia precedente, l'aggettivo "adamantina" lo intendo come un'intaccabilità del fanciullo interiore: egli partecipa alla nostra vita, a volte ci consiglia, ma resta sempre puro, ogni mattina si è scordato di tutto il male che ha vissuto ed è pronto a ricominciare daccapo. Proprio come il diamente è la parte più pura e resistente di noi stessi.

Concludo questo discorso con il finale di Otto 1/2 di Fellini, dove alla fine resta solo il bambino, vestito di bianco, a suonare da solo.

pubblicato da http://ilcantodelrospo.blogspot.com il 24 dicembre 2008

Un contributo sullo spettacolo "Il lavoro che resta"


Il lavoro che resta, un invito alla riflessione


Lo spettacolo Il lavoro che resta messo in scena dal Teatro del Krak (compagnia teatrale di Ortona), per alcuni ha avuto un effetto spiazzante; effetto dovuto alla scenografia ridotta ai minimi termini, all’assenza del palco e allo stile recitativo particolare. Assuefatti forse dalle rappresentazioni dialettali comiche di quest’estate molti sono apparsi perplessi di fronte ai due attori che battevano un lungo bastone sul selciato, lasciando precocemente la piazza. A volte bisognerebbe, però, soffermarsi su ciò che si guarda: qualche istante in più avrebbe permesso di cogliere l’immediatezza di questo spettacolo. Un’immediatezza che solo un pregiudizio su ciò che si sta osservando impedisce di percepire; uno sbaglio, perché le brevi storie andate in scena offrono spunti importanti per riflettere su un mondo, quello contadino, apparentemente lontano dal nostro, ma in realtà rappresentante il punto di partenza di quella che oggi è la nostra quotidianità fatta di ben altri mestieri ed attrezzi di lavoro. Infine, un’immediatezza raggiunta grazie al preciso lavoro di preparazione dello spettacolo, in dieci giorni di raccolta delle testimonianze delle varie generazioni che hanno assistito agli importanti cambiamenti delle nostre zone.

I due attori che battevano i bastoni a terra, sullo sfondo della voce narrante, stavano riportando in vita gli eventi tragici di quel lontano 21 marzo 1950, quando i contadini impegnati nello sciopero alla rovescia (il costruirsi da soli la strada che collega Lentella alla Trignina, strada promessa e deliberata ma restia alla realizzazione da parte delle varie autorità), di ritorno dalle loro fatiche inscenarono una protesta davanti la camera del lavoro. Ad attenderli, i carabinieri che non esitarono a far fuoco sulla folla inerme; a terra rimangono Nicolantonio Mattia e Cosimo Mangiocco (il bilancio è anche di nove feriti). Una strage impunita (come in tutti i casi del genere la pena massima a cui si può aspirare per chi ha sparato, corrisponde al trasferimento in un’altra sede) paradossalmente conosciuta in tutta Italia (la CGIL indisse una manifestazione nazionale) e sempre più spesso ignorata dai giovani lentellesi.

Dagli avvenimenti locali si passa alla storia recente di Cupello, quando si scoprirono i primi giacimenti di metano ed i contadini iniziarono a sognare una vita diversa da quella passata interamente sui campi. Un sogno che rischiò di spezzarsi quando il governo decise di convogliare il prezioso gas verso le centrali di Terni e che riprese vigore e si materializzò dopo imponenti manifestazioni di protesta. Fu così che sorsero le prime centrali e fabbriche nel vicino territorio di San Salvo, qui i contadini che sognavano una vita diversa conobbero un lavoro maggiormente retribuito, conobbero le ferie, prima parola sconosciuta ai più, ma soprattutto, si trasformarono in operai. Insieme al benessere impareranno ad essere uniti nelle rivendicazioni per un lavoro più a misura d’uomo, nascerà la solidarietà tra colleghi (tutti uniti contro i padroni) e l’adesione a scioperi e manifestazioni sarà sempre di massa.

Grazie agli stipendi che superano di gran lunga il guadagno da contadino, inizia il fenomeno della migrazione verso San Salvo per esser vicini alle fabbriche, alle scuole migliori per i propri figli, per avere un appartamento con tutti i comfort; spesso tali spostamenti incrementano anche il reddito familiare grazie all’assunzione negli uffici delle stesse fabbriche delle mogli diplomate, pioniere di quel terziario oggi dominatore assoluto del mondo del lavoro.

E oggi? Il Teatro del Krak, non ha tralasciato quello che è l’universo lavorativo, diretto discendente delle storie contadine ed operaie rappresentate in precedenza. La nuova fase ha un ideale inizio con l’avvento di macchine sempre più evolute in grado di sostituire gran parte della manodopera; ed è così che le aziende, in crisi, tagliano centinaia di posti, ma pretendendo produzioni maggiori, introducono la mobilità gettando nella disperazione intere famiglie. A questo corrisponde il progressivo e triste sfaldamento dell’unità operaia: i sindacati non fanno più presa, sempre più manifestazioni vanno deserte, i padroni con il ricatto della mobilità e dei licenziamenti hanno facilmente in pugno la situazione, quelli che restano a lavorare nelle fabbriche (impegnati a stabilire record di produzione) sono per lo più mansueti operai perfettamente inquadrati e messi in riga.

La storia, poi, ancora più recente la conosciamo tutti: precariato in ogni settore e sicurezza su lavoro paragonabile ad una roulette russa. E i grandi scioperi per rivendicare migliori condizioni? Purtroppo sempre più un lontano e sbiadito ricordo di giorni ormai andati.

pubblicato da Antonio Dolce il 28 agosto 2008
http://pensierosso.blogspot.com